Al precario! Al precario!
La Cgil ha lanciato una campagna, “Capodanno 2013 - Non restare da solo”, per tutelare i precari il cui contratto rischia di non essere rinnovato “viste le nuove regole della riforma Fornero”. Filomena Trizio, segretaria della Nidil-Cgil che si occupa di lavoratori atipici, denuncia “la riduzione della flessibilità in entrata”, e definisce “auspicabile che si arrivi a una contrattazione di merito tra organizzazioni sindacali e imprese”. Sul primo punto sembra di sentire le critiche mosse alla riforma dal centrodestra.
11 AGO 20

La Cgil ha lanciato una campagna, “Capodanno 2013 - Non restare da solo”, per tutelare i precari il cui contratto rischia di non essere rinnovato “viste le nuove regole della riforma Fornero”. Filomena Trizio, segretaria della Nidil-Cgil che si occupa di lavoratori atipici, denuncia “la riduzione della flessibilità in entrata”, e definisce “auspicabile che si arrivi a una contrattazione di merito tra organizzazioni sindacali e imprese”. Sul primo punto sembra di sentire le critiche mosse alla riforma dal centrodestra. Sul secondo, la confederazione di Susanna Camusso pare abbandonare, sia pure timidamente, il totem della centralità dei contratti nazionali unici, scoprendo la pragmatica utilità degli accordi tra aziende e dipendenti mediati dal sindacato. La Nidil non è precisamente la punta di diamante della Cgil, che ha sempre tratto la propria forza e ragion d’essere nella difesa degli insider, cioè dei già tutelati a contratto fisso, rispetto ai giovani, ai precari, agli atipici.
Una posizione confermata dal rifiuto della Camusso di firmare il protocollo sulla produttività tra governo, sindacati e Confindustria, che (in scia a quanto fatto dal governo Berlusconi e dall’ex ministro Maurizio Sacconi) sposta il baricentro dal livello nazionale a quello aziendale. Non solo. La Cgil è stata anche tra i più fieri oppositori della riforma delle pensioni, difendendo i sessantenni e di fatto chiudendo gli occhi di fronte ai milioni di giovani ai quali interessa lavorare, in qualsiasi forma, anziché occuparsi dei coefficienti previdenziali dei colleghi che sono già arrivati a fine carriera. Non casualmente dei 5,8 milioni di iscritti alla confederazione, tre milioni sono tesserati di Spi, il sindacato dei pensionati.
La svolta pro giovani è certo benvenuta; se però di svolta vera si tratta e non della solita retorica anti industrialista o di un modo per inserirsi, per esempio, nei contrasti tra Pd e Mario Monti. Tanto più adesso che Pietro Ichino, uno dei padri della flessibilità (con adeguate protezioni), e ispiratore delle riforme del lavoro che la Cgil ha sempre combattuto, abbandona Bersani per candidarsi con il professore. Se fosse così, la campagna sui precari, più che una svolta, sarebbe un alibi. E neppure dei migliori.
La svolta pro giovani è certo benvenuta; se però di svolta vera si tratta e non della solita retorica anti industrialista o di un modo per inserirsi, per esempio, nei contrasti tra Pd e Mario Monti. Tanto più adesso che Pietro Ichino, uno dei padri della flessibilità (con adeguate protezioni), e ispiratore delle riforme del lavoro che la Cgil ha sempre combattuto, abbandona Bersani per candidarsi con il professore. Se fosse così, la campagna sui precari, più che una svolta, sarebbe un alibi. E neppure dei migliori.